lucioganci/ Novembre 27, 2018/ Uncategorized/ 0 comments

Non so perché sono attratto da questa immagine dello spettacolo, ne sono rimasto affascinato sin dalla sua origine, sin da quando l’ho scattata, l’ho cercata vista e scattata, uno scatto uno scatto solo, certo non potevo andare appresso alle ombre, o meglio all’ombra all’unica ombra di Chiara Muscato, perché dovevo documentare raccontare con le foto lo spettacolo, e ritrarre anche Manuela Ventura, che brave! BRAVE.

E che ci vuole è il mio lavoro, è uno spettacolo quante volte l’ho fatto: cerchi il taglio dell’inquadratura , certo la luce non è mai come tu la vuoi, ma sai sfruttare a tuo vantaggio anche questo, segui le espressioni degli attori, che già conosci, e scatti …tra…tratra…tratratra, tre scatti al secondo oppure sei , con una macchina più performante, anche 12 o 14 scatti al secondo, asettico il comportamento, forte del vantaggio di vedere tutto dentro un rettangolino, il mirino, isolato da tutto e da tutti, tu soltanto sai cosa stai vedendo e tu soltanto decidi cosa fermare per sempre, è quello che tu hai visto tu e tu solo gli altri no. Tu sei forte, potente, vedi l’invisibile e lo rendi visibile, sei tu il tuo occhio il tuo cervello e il tuo cuore tutto il resto è fuori.

Ma c’è qualcosa di diverso, mentre fotografo mi rendo conto che sto faticando a non essere coinvolto è veramente difficile rimanere asettico il nodo alla gola è presente, sto interagendo con il personaggio, ma come io!? Io sono al riparo guardo solo le immagini che si presentano dentro il mio mirino e io tra tratra, fermo registro scatto, invece no, il racconto la storia, fuori dalla mia macchina fotografica entra, entra attraverso i timpani e va dritto al cuore e ti fa riconoscere l’urlo di due donne che se lo rimandano continuamente addosso con tutte le ragioni legittime giuste e giustificate per entrambe .

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